IL SALE DELLA TERRA

Paese di produzione: Brasile, Italia, Francia
Anno: 2014
Durata: 110 minuti
Genere: Biografico
Sceneggiatura: Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado, David Rosier, Camille Delafon
Produttore: David Rosier, Andrea Gambetta, Lélia Wanick Salgado, Julia de Abreu
Produttore esecutivo: Wim Wenders
Casa di produzione: Decia Films, Amazonas Images, Digimage, Solares Fondazione delle arti
Fotografia: Hugo Barbier, Juliano Ribeiro Salgado
Montaggio: Maxine Goedicke, Rob Myers
Musiche: Laurent Petitgand

Sinossi

L’universo del fotografo brasiliano Sebastiao Salgado raccontato attraverso gli occhi di due importanti registi: Juliano Ribeiro Salgado figlio dell’artista deciso a conoscere meglio quel padre spesso distante da casa, e Wim Wenders, anche lui fotografo e grande ammiratore di Sebastiao Salgado. Il lavoro di Wenders e Salgado Jr. tenta di riscrivere, attraverso una nuova luce, l’interminabile cammino di Salgado, la completa adesione di quest’uomo al “momento” che ha saputo fermare, rendere unico, consegnando alla Storia le tante, troppe, innumerevoli storie che l’umanità avrebbe altrimenti continuato ad ignorare.

 

Sebastião Salgado un partecipe sguardo sul mondo

 

Sebastião Salgado, dopo essersi laureato in economia, nel 1969 lascia il Brasile del regime militare e si trasferisce con la moglie in Europa dove inizia a lavorare per l’International Coffee Organization. Per lavoro viaggia molto e, grazie alla moglie, comincia a sviluppare un interesse nei confronti della fotografia, al punto che nel 1973 abbandona una promettente carriera come economista per dedicarsi totalmente alla fotografia. L’ingresso nella prestigiosa agenzia Magnum nel 1979 segna l’inizio di reportage fotografici che, denunciando il divario crescente tra paesi ricchi e paesi poveri, esaltano la dignità di un’umanità sofferente. La sua opera più importante, Workers, pubblicata nel 1993, raccoglie circa 350 fotografie che costituiscono un colossale affresco sul lavoro manuale nel mondo. Nel 1994 ha lasciato l’agenzia Magnum per fondare, insieme con la moglie L. Wanick S., Amazonas Images. A partire dal 1997, un’ampia retrospettiva di sue opere in bianco e nero è stata presentata, con il titolo Terra, in tutto il mondo, a scopi umanitari. Ha quindi focalizzato la sua attenzione sulL’universo del fotografo brasiliano Sebastiao Salgado raccontato attraverso gli occhi di due importanti registi: Juliano Ribeiro Salgado figlio dell’artista deciso a conoscere meglio quel padre spesso distante da casa, e Wim Wenders, anche lui fotografo e grande ammiratore di Sebastiao Salgado. Il lavoro di Wenders e Salgado Jr. tenta di riscrivere, attraverso una nuova luce, l’interminabile cammino di Salgado, la completa adesione di quest’uomo al “momento” che ha saputo fermare, rendere unico, consegnando alla Storia le tante, troppe, innumerevoli storie che l’umanità avrebbe altrimenti continuato ad ignorare. Sebastião Salgado un partecipe sguardo sul mondo Sebastião Salgado, dopo essersi laureato in economia, nel 1969 lascia il Brasile del regime militare e si trasferisce con la moglie in Europa dove inizia a lavorare per l’International Coffee Organization. Per lavoro viaggia molto e, grazie alla moglie, comincia a sviluppare un interesse nei confronti della fotografia, al punto che nel 1973 abbandona una promettente carriera come economista per dedicarsi totalmente alla fotografia. L’ingresso nella prestigiosa agenzia Magnum nel 1979 segna l’inizio di reportage fotografici che, denunciando il divario crescente tra paesi ricchi e paesi poveri, esaltano la dignità di un’umanità sofferente. La sua opera più importante, Workers, pubblicata nel 1993, raccoglie circa 350 fotografie che costituiscono un colossale affresco sul lavoro manuale nel mondo. Nel 1994 ha lasciato l’agenzia Magnum per fondare, insieme con la moglie L. Wanick S., Amazonas Images. A partire dal 1997, un’ampia retrospettiva di sue opere in bianco e nero è stata presentata, con il titolo Terra, in tutto il mondo, a scopi umanitari. Ha quindi focalizzato la sua attenzione sultema delle migrazioni umane, cui si è dedicato dal 1993 al 1999, pubblicando Migrations: humanity in transition nel 2000. Successivamente nel 2001, in qualità di rappresentante speciale dell’UNICEF ha documentato con i suoi scatti gli interventi volti a debellare la poliomielite in Africa e in Asia. Nel 2007 è stato pubblicato Africa, ampio volume che raccoglie trenta anni di fotografie realizzate da Salgado nel continente africano, selezionate dallo stesso fotografo. Dal 1998 Salgado e sua moglie, Lélia Wanick Salgado, hanno contribuito a fondare l’Instituto Terra, un progetto che cerca di ripristinare una porzione degradata della foresta pluviale nel Minas Gerais, in Brasile.

GLI AUTORI

WIM WENDERS, regista cinematografico tedesco, è nato a Düsseldorf il 14 agosto 1945. Una delle massime personalità del cinema tedesco e internazionale, tra gli autori legati alla rinascita del Neuer Deutscher Film si contraddistingue per la cinefilia, la ricerca di stile e un inquieto vagare tra Germania, Francia e Stati Uniti. La sua opera, diventata di culto ne[1]gli anni Ottanta, ha ricevuto un’impressionante serie di riconoscimenti internazionali, tra cui il Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia nel 1982 per Lo stato delle cose al Festival di Cannes la Palma d’oro nel 1984 per Paris, Texas e il Premio della regia nel 1987 per Il cielo sopra Berlino; l’Orso d’argento al Festival di Berlino nel 2000 per The Million dollar hotel. Figlio di un medico, studiò per alcuni semestri medicina e filosofia; nell’ottobre del 1966 si trasferì a Parigi, dove scoprì la pittura, l’incisione e il cinema alla Cinémathèque française di cui era assiduo frequentatore. Nel 1967 fre[1]quenta la Hochschule für Film und Fernsehen di Monaco, appena fondata. Iniziò quindi l’attività critica, che alternò a quella di autore di cortometraggi Debuttò infine nel lungometraggio Summer in the city (1971), realizzato come saggio di diploma in regia alla Hochschule; il successivo Prima del calcio di rigore (1972), suo primo film professionale, consacrò una collaborazione e comunanza di intenti artistici con lo scrittore P. Handke. Nei tre film seguenti che via via composero i capitoli della cosiddetta trilogia della strada Alice nelle città del 1974, Falso movimento del 1975 e Nel corso del tempo del 1976. Wenders precisò e affinò uno stile alla ricerca di un equilibrio tra classicismo e modernità. Liberandosi dell’iniziale minimalismo sperimentalista, il regista riformulò allora i temi della fuga erratica e del disagio esistenziale nell’universo della parola e dei segni. L’accoglienza, anche se solo di stima, della trilogia gli aprì le porte del mercato internazionale a partire da L’ami[1]co americano del 1977, e con Hammett del 1982. Rientrato in Europa, disilluso dai metodi dello studio system, Wenders rifletté sul mestiere del cinema, ma torna in America nel 1984 per girare Paris, Texas. Successivamente Wenders inaugurò la forma del diario filmato, più volte ripresa, per andare alla ricerca di un altro dei suoi cineasti predi[1]letti, il giapponese Ozu Yasujirò. Culmine di un fertile periodo creativo giunse, infine, Il cielo sopra Berlino del 1987, uno dei massimi successi di critica e di pubblico, successo che lo portò nella realizzazione della sua opera più impegnativa dal punto di vista produttivo, e più lungamente progettata: Fino alla fine del mondo nel 1991, un poema filosofico, fantascientifico e d’amore, girato nei quattro angoli del mondo. Negli anni Novanta gira Così lontano, così vicino 1993, sequel di Il cielo sopra Berlino. I lavori successivi di Wenders includono I lavori successivi di Wenders includono Lisbon Story del 1995, un sequel di The State of Things; il thriller La fine della violenza del 1997; il giallo corale The Million Dollar Hotel del 2000; e ildramma Palermo Shooting del 2008. Ha anche diretto i documentari Buena Vista Social Club del 1999, su un gruppo di veterani musicisti cubani; Pina del 2011, un omaggio in 3D alla coreografa tedesca Pina Bausch; Il sale della terra del 2014, cronaca della carriera del fotoreporter Sebastião Salgado; e Pope Francis: A Man of His Word del 2018, un ritratto favorevole degli sforzi del pontefice verso l’impegno sociale.

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